Aldo Gastaldi: primo partigiano d’Italia, uomo della Partenza

di Stefano Barberis

Ho scoperto la figura di Aldo Gastaldi attraverso un incontro con il suo nipote omonimo, Aldo con cui ho avuto piacere di collaborare per lavoro. Avevo appena iniziato il dottorato, ero un giovane Akela con tanti sogni in tasca e la prima cosa che ho pensato incontrando Bisagno per la prima volta fu: “Caspita, sono già più vecchio di lui!”.  

Leggendo le storie di Aldo, le sue testimonianze emergeva infatti la storia di un ragazzo di 22-23 anni, fervente cattolico, medaglia d’Oro al valor militare per le sue gesta durante la Resistenza e anche Bronze Star Medal, il più alto riconoscimento al valor militare che gli Stati Uniti concedevano agli stranieri.

Leggendo e rileggendo la sua storia e diventato poi capo clan ho sempre di più visto Bisagno come un esempio di “uomo della Partenza”, quanto mai semplice, incisivo, concreto e attuale per i nostri ragazzi.

Aldo: un ragazzo semplice e di poche parole, come tutti noi liguri, così distante dai nostri ragazzi eppure così vicino a loro, seppur la sua fede cattolica non germogliasse da alcun movimento, associazione o oratorio ma era essenzialmente il frutto dell’educazione religiosa ricevuta in famiglia. Da questa fede nasceva il suo spiccato senso di responsabilità, nel senso della capacità di rispondere a quello che Dio gli chiedeva, attraverso i fatti che gli capitavano: di mettere la firma sua e di Dio sulla propria vita come dice Lèzard (SCELTA DI FEDE). Al di là di qualsiasi ideologia, ma profondamente calato nelle emergenze del mondo in cui viveva (SCELTA POLITICA), Bisagno combatté per amore della sua Patria e dei suoi concittadini, pronto a servire la sua patria come recitiamo nella nostra promessa. Come si evince dal bellissimo documentario di Marco Gandolfo (disponibile anche in streaming su RAI Click), visse il dramma di dover utilizzare le armi, delle quali seppe fare l’uso più adeguato possibile, senza mai farsene dominare, né diventando un sanguinario; pur avendo un mitra in mano, continuò a guardare l’uomo anche nel nemico. Tutti sapevano che chiunque fosse stato fatto prigioniero di Bisagno, non sarebbe stato fucilato. La sua linea fu sempre la stessa: “ Chi sono io per decidere della vita dell’uomo che ho davanti?”. Anche quando avrebbe potuto sbarazzarsi di un gran numero di nemici, il suo pensiero era: “Anche loro hanno una madre che li aspetta a casa”. L’altro suo principio era quello di combattere l’avversario, con l’intenzione di portarlo dalla propria parte, come spesso fece con grande accuratezza (una volta si travestì da Alpino, introducendosi in un accampamento di Alpini avversari), ma mettendo sempre a repentaglio la propria vita. E mai quella dei suoi uomini (SCELTA DI SERVIZIO) che guidava come il miglior Capo Squadriglia da “ultimo della fila”: ultimo tra i suoi (quando c’era da prendere il pasto o da chiudere una fila in una missione pericolosa) insegnava a tutti i ragazzi della Brigata Cichero a non bestemmiare, non importunare donne e abitanti dei paesi locali, a chiedere sempre “Per Favore” , a non prendere tessere di partito, non per apostasia politica, ma per dare loro l’opportunità a quei giovani cresciuti senza riferimento di creare il proprio pensiero. Per loro Bisagno fu qualcosa di più di un comandante: fu un Fratello Maggiore, diventando così anche esempio per noi capi oltre che di Uomo della Partenza per i nostri ragazzi.

Bisagno aveva visto infatti la Resistenza come una storica occasione per far nascere degli uomini liberi, laddove quelli che “aveva sotto di sé”, erano tutti ragazzi nati nel ventennio. Il suo carisma si esprimeva più che con le parole, con l’esempio concreto: spesso dormiva di notte “tappando” con la schiena le porte dei fienili dove i suoi partigiani si nascondevano nelle fredde notti intorno a Fascia e al Ramaceto. Come accadde il giorno della sua morte. Bisagno, infatti morì un mese dopo la liberazione, il 21 maggio 1945, riaccompagnando a casa gli Alpini del battaglione Vestone che lui stesso aveva convinto a passare alle file partigiane. Erano partiti dalle loro case in Lombardia e Veneto con l’etichetta di fascisti e repubblichini: se fossero tornati a casa da soli, avrebbero conservato l’etichetta di fascisti e sarebbero stati perseguitati. Bisagno si prese l’incarico di riaccompagnarli personalmente a casa e garantire a tutti che era gente che aveva fatto la Resistenza con lui. Si disse che rientrando dopo aver accompagnato l’ultimo partigiano, vi fu un incidente stradale e lui cadde dal tetto della camionetta in cui viaggiava e morì.

Aldo Gastaldi parla di una Resistenza fatta di coraggio e di fiducia in Dio, di gesti semplici e di amor di Patria. Ce ne parla dai sentieri delle nostre montagne, della nostra Liguria, dalle strade della nostra Genova dove anche qui si è fatta Resistenza: quei sentieri e strade che a volte i nostri ragazzi non sanno essere così vicini, sia geograficamente che umanamente alle loro vite. Aldo ci insegna a essere concreti, a prendere in mano a 20 anni la nostra vita come ha fatto lui, a non avere paura di gridare contro ciò che è ingiusto ricordandoci soprattutto che “Per combattere il falso, lo sgradevole, il disonesto, l’ingiusto, è necessario essere leali, onesti e giusti”.

Parliamo di Aldo ai nostri ragazzi, raccontiamo la sua storia e raccontiamo la storia di tanti “partenti” della loro età che decisero di andare in montagna per noi. Ricordarci che siamo un’associazione anti-fascista è quanto mai importante in questo momento ed Aldo Gastaldi ha preso la partenza come noi.

 

IL 4-5 Maggio 2019 si terrà una Bottega R/S ispirata ad Aldo Gastaldi dal titolo: Io NON me ne frego! Passi di resistenza oggi come ieri.

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